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May 22 2015

La campana del Mezzogiorno

La campana del mezzogiorno – Una campana dai tanti significati

 

 

Con il suono della campana le nostre comunità  scandivano i ritmi della vita quotidiana,

dai rintocchi dell’alba alla nascita del sole (mattutino), a quelli del mezzogiorno (per segnalare la sospensione dei lavori agricoli per mangiare), per concludere col vespro all’imbrunire.

Quello del suono della campana era  un richiamo collettivo,  un simbolo di appartenenza.

Pochi, però, si sono  addentrati alla scoperta dei suoni delle campane, sul loro significato, sulla loro storia e di molti di questi se ne è persa la memoria.

La vita di ogni comunità iniziava col  suono dell’Ave Maria al mattino.

A mezzogiorno si suonava  l’ “Angelus” .

La sua origine è di ispirazione  francescana, San Bonaventura da Bagnoregio, Ministro Generale dell’ordine Francescano, in occasione del Capitolo Generale a Pisa nel 1263  prescrisse ai religiosi di salutare la Madonna ogni sera con il suono della campana e la recita di qualche Ave Maria, ricordando il mistero dell’Incarnazione del Signore.
“I fratelli devono insegnare ai fedeli a salutare tre volte la Vergine Maria, la sera, quando nel monastero è l’ora di andare a Compieta”.

Era opinione largamente diffusa nel Medioevo che la sera “l’Angelo del Signore aveva portato l’annuncio a Maria”.

Essi devono quindi farlo con le stesse parole con le quali l’Angelo Gabriele salutò Maria:

V/. Angelus Domini nuntiavit Mariæ,
R/. Et concepit de Spiritu Sancto.

Ave Maria, gratia plena, Dominus tecum.

Benedicta tu in mulieribus, et benedictus fructus ventris tui, Jesus.
Sancta Maria, Mater Dei, ora pro nobis peccatoribus,

nunc et in hora mortis nostræ. Amen.

V/. “Ecce Ancilla Domini.”
R/. “Fiat mihi secundum Verbum tuum.”

Ave Maria, gratia plena…

V/. Et Verbum caro factum est.
R/. Et habitavit in nobis.

Ave Maria, gratia plena…

V/. Ora pro nobis, Sancta Dei Genitrix.
R/. Ut digni efficiamur promissionibus Christi.

Oremus:

Gratiam tuam quæsumus, Domine, mentibus nostris infunde; ut qui, angelo nuntiante,

Christi Filii tui Incarnationem cognovimus, per passionem eius et crucem,

ad resurrectionis gloriam perducamur.
Per eundem Christum Dominum nostrum. Amen.

3 Gloria Patri

Gloria Patri
et Filio et Spiritui Sancto,
sicut erat in principio,
et nunc et semper et in saecula saeculorum.
Amen.

Requiem aeternam

Requiem aeternam dona eis, Domine,
et lux perpetua luceat eis.
Requiescant in pace.
Amen.

 

All’inizio del XIV° secolo, suonare l’Angelus era già una pratica usuale nelle diverse regioni d’Europa.

Lo stesso suono di campane dell’Angelus suonate la sera, oltre alla pratica religiosa ordinata, serviva pure per ragioni pratiche: era segno della “estinzione del fuoco” o “coprifuoco”, e della chiusura delle porte della città.

Nel 1318 Papa Giovanni XXII° (1245-1334) diede ordine che ai tre rintocchi quotidiani della sera, Maria la Madre di Dio fosse salutata con tre “Ave Maria” in ginocchio e accordò a tale preghiera una indulgenza.

Nel 1456, Papa Callisto III° (1378-1458) comandò di suonare la campana quotidianamente, (a mezzogiorno) tra Nona e Vespri e di recitare un Padre Nostro e tre “Ave Maria” per la salvezza della cristianità.

In quell’anno si verificò  l’assedio di Belgrado da parte del Sultano Mehmed II°, Papa Callisto III°, ordinò una campana  di mezzogiorno per chiamare i fedeli a raccolta e per pregare  per i difensori della  città, guidati dall’ungherese Jànos Hunyadi  e dall’abruzzese Giovanni da Capestrano.

Tuttavia, in molte località l’ordine di suonare la campana arrivò dopo la notizia della vittoria e la campana di mezzogiorno si tramutò in una commemorazione della vittoria.

Il  Papa non ritirò l’ordine e ancora oggi le chiese cattoliche suonano la campana di mezzogiorno a ricordo di questo evento.

Nel 1518, Papa Leone X° (1475 – 1521) stabilì la preghiera dell’Angelus a mezzogiorno.

Il Pontefice Clemente XII° (1652 – 1740) oltre a confermare l’indulgenza per l’Angelus, concesse nel 1736 l’indulgenza di 100 giorni a tutti coloro che all’ora di notte avessero recitato “in ginocchioni” al suono d’una campana il De profundis o un Pater, Ave, Requiem.

Papa Pio VII° (1742 – 1823), oltre quelle indulgenze, concesse a quanti vi avrebbero aggiunto alla preghiera tre Gloria  in onore della Santissima Trinità, altri 100 giorni.

Il Pontefice Benedetto XIII° (1649 -1730), domenicano, concesse l’indulgenza di 100 giorni e la plenaria una volta al mese alla recita della preghiera dell’Angelus Domini.

Nel 1742 Papa Benedetto XIV° (1675 -1758) stabilì che la domenica l’Angelus sarebbe recitato in piedi e che nel Tempo pasquale sarebbe sostituito dall’antifona “Regina caeli”.

Il 3 aprile 1884 Papa Leone XIII° (1810 – 1903) con Decreto “Urbis et Orbis”, confermando le medesime indulgenze (sia per l’Angelus che per la recita del De Profundis), benignamente tolse la condizione che la preghiera fosse recitata in ginocchio qualora si era impediti di farlo, e per coloro che non la sapevano concesse di sostituirla con la recita di Cinque Ave Maria.

(fonti internet)